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MessaggioInviato: 28/03/2021, 16:32 
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Roby2000 ha scritto:
....., ma fermare le bufale in vendita è speranza vana. .....Roby



Nella sostanza mi trovo d'accordo con quanto detto. Soprattutto nella parte che ho evidenziato. Ma permettimi di dire che se esistesse un archivio "ufficiale" (non chiedermi come possa essere organizzato, ma credo sia fattibile) di queste bufale, di sicuro potremmo limitarne i possibili danni economici anche se non riusciremo a eliminarle.

Non sono riuscito a rintracciare il thread intitolato FALSI. Ne ho trovato uno limitato alla Rsi. Ma forse non ho cercato bene. Se non ci fosse ecco che si potrebbe usare questo o comunque riunire il tutto in uno solo. Mi pare che nel forum vi siano vari Thread dedicati ai falsi.

Sulla questione cataloghi io ritengo che sia un falso problema. Un collezionista che voglia approcciarsi seriamente a questo mondo avrà da subito il modo di capire che quelle quotazioni iperboliche sono irreali. Giusto il cercatore di tesori potrà sognare quale modello di Ferrari comprarsi con i francobolli del povero nonno defunto.


tclaudio ha scritto:
Quelli che invece già sanno tutto, tali rimarranno e alimenteranno comunque questo mercato.


Pienamente d'accordo. A tal proposito ho trovato interessante questo breve articolo sull ' "Effetto Dunning-Kruger", che troverei calzante al tema.

https://www.medicalfacts.it/2020/12/31/ ... cognitiva/


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MessaggioInviato: 29/03/2021, 21:31 
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Roby2000 ha scritto:
Penso che la busta della S.A.B.E. possa essere autentica, costruita in chissà quante copie dalla ditta stessa da vendere ai collezionisti,hanno la stessa data di quelle riprodotte sul catalogo.Chi le compra non penso sia uno sprovveduto, penso invece che non potendo comprare una realmente viaggiata si accontenta di questa, già i "francobolli" hanno una valutazione alta.
Roby


Se permetti rinnovo le mie perplessità sull'oggetto. Allego una foto di etichette sicuramente originali, traetene voi le conclusioni confrontandole. Tenete presente che di queste etichette le ristampe in circolazione superano di gran lunga gli originali
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Andy66

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MessaggioInviato: 30/03/2021, 9:47 
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Nessuno ha raccolto la mia piccola provocazione sull'effettivo svolgimento di questo servizio della SABE. In compenso ho visto che i miei dubbi sono condivisi da Franco Filanci che nel suo ''Novellario'' scrive: ''ma le notizie sono vaghe e un discendente neghera' di aver mai sentito o visto nulla in proposito. Uniche tracce sono dei francobolli - privati piu' che di posta privata - stampati in minifogli fin troppo didascalizzati e un po' di buste di corrispondenza interna ricche di bolli e di un cachet con un quadrivio e citazioni in latino, del tutto degne di una raffinata casa editrice''. Sul Novellario viene anche riprodotta una di queste buste con annulli di partenza e di arrivo con un commento critico: ''in mancanza di documentazione precisa, la busta potrebbe anche essere stata completata a posteriori con francobolli, bolli e cachet della SABE''

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Riccardo Bodo


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MessaggioInviato: 30/03/2021, 11:52 
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somalafis ha scritto:
Nessuno ha raccolto la mia piccola provocazione sull'effettivo svolgimento di questo servizio della SABE. In compenso ho visto che i miei dubbi sono condivisi da Franco Filanci che nel suo ''Novellario'' scrive: ''ma le notizie sono vaghe e un discendente neghera' di aver mai sentito o visto nulla in proposito. Uniche tracce sono dei francobolli - privati piu' che di posta privata - stampati in minifogli fin troppo didascalizzati e un po' di buste di corrispondenza interna ricche di bolli e di un cachet con un quadrivio e citazioni in latino, del tutto degne di una raffinata casa editrice''. Sul Novellario viene anche riprodotta una di queste buste con annulli di partenza e di arrivo con un commento critico: ''in mancanza di documentazione precisa, la busta potrebbe anche essere stata completata a posteriori con francobolli, bolli e cachet della SABE''



Raccolgo io il gentile invito, intendendo accantonare la questione dell'effettiva ufficialità della corrispondenza SABE, per proporre invece un raffronto grafico delle etichette fin qui considerate, qualora da sola l'inchiostrazione delle impronte degli annulli non fosse già sufficientemente problematica.
A me, fra l'altro, il "novellario" del periodo d'interesse non piace affatto (conscio d'essere un raro critico di quel capito): l'ho trovato una narrazione di favolette stanche, tramandate, elementari, magari utili ad un'infarinatura generale, piuttosto che a costituire un riferimento per gli appassionati specializzati nel settore, perchè le norme mi son apparse carenti, i documenti mi son sembrati numericamente scarni, a volte poco rappresentativi, se non in parte persino fuorvianti. Ipotizzo che con meno chiacchiere ed immagini ormai francamente stanche e con più dettagli tecnici, con ipotesi di applicazioni ragionate di tariffe e servizi, con immagini nuove e più calzanti, magari sarebbe emerso un testo più specifico, piuttosto che un'opera aperta alla curiosità di un pubblico più vasto. Forse mi sarei aspettato semplicemente un testo diverso, per cui con buona probabilità sarò io ad aver nutrito aspettative più alte rispetto alla linea editoriale della pubblicazione del Filanci :? ...chissà! E tu pensa che la mia copia mi è stata pure autografata con dedica! :D

Ciò detto, tornando alle etichette comparate, come si può vedere le grafiche sono talmente diverse (nonostante la scarsa qualità delle immagini sorgenti) che a chiunque intendesse analizzarla seriamente dovrebbero prudenzialmente scattare tutti i segnali d'allarme. Anche quelli della casa del vicino :D Con tali incongruenze grafiche, che magari dal vivo potrebbero apparire più vivide, immagino che in pochi si siano focalizzati sull'ufficialità o meno della SABE. Francamente io non m'ero mai posto nemmeno il problema, fermo restando che incrociassi una busta con annulli postali credibili proverei volentieri ad addentrarmi nella difficile ricerca di più opportuni riscontri. Posso serenamente affermare che, al momento, non sono in possesso di oggetti simili e che questi mai mi sono stati proposti. Magari sarà dovuto alla loro difficile reperibilità. Tu ne hai? Qualcuno ne ha e vorrebbe gentilmente condividerne scansioni, magari realizzando un apposito capito nel nostro forum?


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MessaggioInviato: 30/03/2021, 12:18 
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Non sono affatto d'accordo con il tuo giudizio sul ''Novellario'' ma questo non ti sorprendera' (altrimenti non lo avrei citato). Comunque se disponi di documentazione inedita o tale da smentire alcune affermazioni di Filanci, perche' non scriverci su qualche articolo con adeguate riproduzioni: la comunita' degli appassionati del periodo sarebbe grata di studiarselo.
Quanto alle due lettere presunte SABE, mi pare ovvio il nostro concorde parere.

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MessaggioInviato: 14/04/2021, 19:54 
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Ad onore del vero, dopo segnalazione, il primo oggetto di questa discussione è stato ritirato dalla vendita: un plauso al venditore.

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MessaggioInviato: 18/04/2021, 17:37 
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Per chi non fosse pratico di RSI, e si trovasse a leggere questi interventi con mero spirito di curiosità, posso assicurare che in ambito di oggetti problematici non ci si annoia mai :D .
Eccone un altro appena messo in vendita con sontuoso certificato peritale.

Si tratta di una lettera trasportata attraverso il servizio CORALIT alcuni giorni la disattivazione del servizio (come riscontra lo stesso certificato) e con l'affrancatura che non corrisponde alle disposizioni cui doveva sottostare.
Era infatti previsto che gli oggetti trasportati dalla CORALIT avrebbero dovuto essere annullati sull'affrancatura di porto ordinario prima dell'affidamento alla ditta privata, poi trasportati e solo in fine annullati di quanto affrancato per la raccomandazione (ed eventuali altri servizi) alla consegna presso l'ufficio postale, che di lì in poi li prendeva in carico fino al recapito.
Dalla ricostruzione che ne ipotizza il perito sembrerebbe che la CORALIT avrebbe accettato di trasportare la busta al di fuori del suo periodo di attività ed al di là delle regole a cui avrebbe dovuto sottostare.
Siamo di fronte ad un oggetto utile a riscrivere quanto finora noto sulla CORALIT o siamo di fronte ad un oggetto problematico che dovrebbe meritare una certa prudenza, sia per le evidente incongruenze, sia perchè sembrerebbe che certe etichette e timbri potrebbero essere stati disponibili ad usi impropri/postumi allorquando la ditta terminò il suo servizio... fallendo.


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MessaggioInviato: 26/05/2021, 18:52 
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Eccone un'altra: vediamo se Seref vorrà intervenire in qualità di esperto del tema.
Il francobollo da 1 lira "Monumenti distrutti" (della seconda emissione) è stato emesso nei primi giorni di settembre del 1944, mentre qui risulta utilizzato a giugno, ossia nelle date che con una banalissima svista un superficiale collezionista potrebbe erroneamente ricondurre alla prima emissione.
Orbene sarà solo un errore di datario? Ad ognuno le proprie considerazioni, ma val pur sempre la pena di ragionare e valutare con prudenza.
Dal punto di vista storico postale sembrerebbe che non ci sia stata giustificazione perchè il Ministero abbia spedito impersonalmente una busta affrancandola (tra l'altro con due valori rari!), laddove gli era chiaramente riconosciuto il diritto alla franchigia di porto; escluderei una missiva con corrispondenza di carattere personale, ossia non di servizio, visto l'ente destinatario...


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MessaggioInviato: 03/06/2021, 13:13 
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Che dire? Condivido tutte le tue osservazioni critiche. Aggiungerei forse anche lo stemma reale ''intonso'' e il fatto che la busta come oggetto di cancelleria sia di produzione romana... E la tariffa di 3 lire a cosa corrisponderebbe?

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MessaggioInviato: 05/06/2021, 21:29 
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Località: Cincinnati, USA
rogerbarrett ha scritto:
Eccone un'altra: vediamo se Seref vorrà intervenire in qualità di esperto del tema.
Il francobollo da 1 lira "Monumenti distrutti" (della seconda emissione) è stato emesso nei primi giorni di settembre del 1944, mentre qui risulta utilizzato a giugno, ossia nelle date che con una banalissima svista un superficiale collezionista potrebbe erroneamente ricondurre alla prima emissione.
Orbene sarà solo un errore di datario? Ad ognuno le proprie considerazioni, ma val pur sempre la pena di ragionare e valutare con prudenza.
Dal punto di vista storico postale sembrerebbe che non ci sia stata giustificazione perchè il Ministero abbia spedito impersonalmente una busta affrancandola (tra l'altro con due valori rari!), laddove gli era chiaramente riconosciuto il diritto alla franchigia di porto; escluderei una missiva con corrispondenza di carattere personale, ossia non di servizio, visto l'ente destinatario...



Salve Martino,

Ti ringrazio della segnalazione

Concordo con te. I timbri, ammesso (ma non concesso) che siano originali, sono postumi e retrodatati.


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MessaggioInviato: 22/09/2021, 17:15 
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Un dubbio amletico.

Mi è capitato di acquistare (per circa 100€ complessive) un pezzo in asta di una nota casa.
All'arrivo ieri ho guardato l'annullo e mi son spiacevolmente reso conto dell'esistenza di un trucco: l'incongruenza fra la porzione di impronta sul valore e quella che prosegue sul supporto non coincidono, lasciando intendere una manipolazione inequivocabile con sostituzione del francobollo.

Orbene ( ;) saluti in quel di Pistoia) ho subito realizzato un'ottima scansione che ho allegato ad una breve, chiara e cortese mail, denunciante la scoperta del "falso".
Ho avuto il riscontro di lettura ed ho atteso di essere ricontattato per chiarimenti ed eventuali scuse.
Tutto può capitare, ma se fosse successo a me francamente mi sarei precipitato a risolvere subito l'inconveniente occorso.

Apro una parentesi: un'altra casa d'aste ha accettato un reso dopo due anni con restituzione integrale di tutti i costi annessi a seguito della scoperta di un falso.

Dopo aver atteso mezza giornata, mi son risolto a telefonare per chiedere spiegazioni. Mi ha risposto una segretaria.
Ho, quindi, accennato al problema chiedendo di poter parlare con un responsabile, ma questi non era disponibile: sono stato invitato a procedere alla restituzione dell'oggetto.

Di lì mi è venuto il dubbio amletico che voglio condividere.

La segretaria ha affermato che qualora l'oggetto sarà confermato falso mi saranno rimborsate le spese, ad eccezione di quelle di spedizione (sia andata, che ritorno), e l'oggetto sarà restituito al conferente.

Mi domandavo se procedere in questo modo sia legale ed etico.

L'alternativa è quella di trovare un chiarimento con il responsabile della casa d'aste e, invece che spedirlo indietro, consegnarlo allo Stato che produrrà il verbale di sequestro.

Al momento non vedo alternative per evitare il rischio che l'oggetto possa tornare sul mercato per essere acquistato magari da un acquirente meno attento.

Poiché abbiamo un legale sensibile a queste tematiche che ci legge e che interviene appassionatamente, gli proporrei di suggerire il suo pensiero/consiglio a riguardo.

Ovviamente il problema non consiste nel danno economico (20€ di spedizioni che andrebbero perse non toglieranno il sonno di alcuno), ma si propone come rischio di agire come conniventi ad una condotta illecita, piuttosto che distrugge o denunciare il falso rinvenuto.

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MessaggioInviato: 22/09/2021, 20:00 
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Iscritto il: 19/08/2021, 16:21
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Buonasera a tutti,

Ho letto con interesse il caso in questione e anche se apparentemente sembrerebbe di difficile soluzione in realtà la soluzione sarebbe ( e dico sarebbe spiegandone in seguito perché) facilmente attuabile.

Partiamo con alcune premesse: la casa d’aste si pone come semplice intermediario o mediatore tra il committente ed il futuro acquirente ed, a meno che ( come fanno alcune) non emetta un certificato di garanzia, in caso di un pezzo venduto e poi scoperto falso, ha il dovere di rifondere quanto pagato e riprendere il pezzo indietro.
Essendo un intermediario o mediatore non ne ha il diritto di proprietà, quindi, salvo il caso di un evidente truffa ( in questi casi difficilmente dimostrabile) da parte del committente, non avrebbe possibilità alcuna di consegnare il documento alle autorità affinché lo stesso venga sequestrato in quanto falso.
Deve necessariamente riconsegnarlo al proprietario il quale sarebbe l’unico a poter effettuare questa operazione, ma secondo voi lo farà mai? No.

Come dicevo la soluzione al problema in realtà sarebbe molto più semplice di quello che si pensa, per evitare appunto che il pezzo possa ritornare sul mercato e trovare nuovi acquirenti.
Quale sarebbe questa soluzione? Semplice, una pratica in uso in molti paesi europei, ma non da noi, e sinceramente non ho mai capito il perché: nel momento che un pezzo viene dichiarato falso, gli si dà un bel bollo sopra che attesti per l’appunto che si tratta di un falso, cosa che per esempio accade in Germania e in Svizzera , quando i periti, verificato un falso, lo bollano come tale e in tal modo viene impedito che qualche “furbetto” possa tentarne la vendita spacciandolo come originale ( tanto dato che si tratta di un falso il bollo non rovina alcunché ): come dire, lo si “marchia”.

Ovviamente si può entrare in un altro tema, ossia il perché questa pratica da noi non sia in uso e da qui procedere per la “tangenziale”.
Quello che posso dire nella mia esperienza personale è che ho rapporti consuetudinari con un grosso commerciante di Zurigo e sinceramente ho notato un’abissale diversità di mentalità, di correttezza, di approccio alla vendita, rispetto a quanto molto spesso accade da noi.

Questo il mio parere, perché non vedo altre strade percorribili: la casa d’aste potrebbe forse querelare il committente? E su quali basi se non si dimostra la consapevolezza in capo a costui che stava vendendo un falso? Potrebbe segnalere la cosa? Ma a chi? Al massimo alle alte case d’aste al fine di informarle qualora si ritrovassero lo stesso pezzo da mettere in vendita, ed in questo caso si configurerebbe in ipotesi di reato per tizio perché tenta di venderlo pur sapendo che è falso.
Ma se invece cercasse di venderlo attraverso altri canali? Privatamente, online…..
Se invece lo si “marchiasse” ecco che tizio si ritroverebbe in mano un pezzo di carta straccia e dal punto di vista etico si attuerebbe un comportamento corretto.

Questo è il mio pensiero.
Un saluto a tutti
Armando Viesti





rogerbarrett ha scritto:
Un dubbio amletico.

Mi è capitato di acquistare (per circa 100€ complessive) un pezzo in asta di una nota casa.
All'arrivo ieri ho guardato l'annullo e mi son spiacevolmente reso conto dell'esistenza di un trucco: l'incongruenza fra la porzione di impronta sul valore e quella che prosegue sul supporto non coincidono, lasciando intendere una manipolazione inequivocabile con sostituzione del francobollo.

Orbene ( ;) saluti in quel di Pistoia) ho subito realizzato un'ottima scansione che ho allegato ad una breve, chiara e cortese mail, denunciante la scoperta del "falso".
Ho avuto il riscontro di lettura ed ho atteso di essere ricontattato per chiarimenti ed eventuali scuse.
Tutto può capitare, ma se fosse successo a me francamente mi sarei precipitato a risolvere subito l'inconveniente occorso.

Apro una parentesi: un'altra casa d'aste ha accettato un reso dopo due anni con restituzione integrale di tutti i costi annessi a seguito della scoperta di un falso.

Dopo aver atteso mezza giornata, mi son risolto a telefonare per chiedere spiegazioni. Mi ha risposto una segretaria.
Ho, quindi, accennato al problema chiedendo di poter parlare con un responsabile, ma questi non era disponibile: sono stato invitato a procedere alla restituzione dell'oggetto.

Di lì mi è venuto il dubbio amletico che voglio condividere.

La segretaria ha affermato che qualora l'oggetto sarà confermato falso mi saranno rimborsate le spese, ad eccezione di quelle di spedizione (sia andata, che ritorno), e l'oggetto sarà restituito al conferente.

Mi domandavo se procedere in questo modo sia legale ed etico.

L'alternativa è quella di trovare un chiarimento con il responsabile della casa d'aste e, invece che spedirlo indietro, consegnarlo allo Stato che produrrà il verbale di sequestro.

Al momento non vedo alternative per evitare il rischio che l'oggetto possa tornare sul mercato per essere acquistato magari da un acquirente meno attento.

Poiché abbiamo un legale sensibile a queste tematiche che ci legge e che interviene appassionatamente, gli proporrei di suggerire il suo pensiero/consiglio a riguardo.

Ovviamente il problema non consiste nel danno economico (20€ di spedizioni che andrebbero perse non toglieranno il sonno di alcuno), ma si propone come rischio di agire come conniventi ad una condotta illecita, piuttosto che distrugge o denunciare il falso rinvenuto.


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MessaggioInviato: 22/09/2021, 20:42 
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Armando Viesti ha scritto:
Buonasera a tutti,

Ho letto con interesse il caso in questione e anche se apparentemente sembrerebbe di difficile soluzione in realtà la soluzione sarebbe ( e dico sarebbe spiegandone in seguito perché) facilmente attuabile.

Partiamo con alcune premesse: la casa d’aste si pone come semplice intermediario o mediatore tra il committente ed il futuro acquirente ed, a meno che ( come fanno alcune) non emetta un certificato di garanzia, in caso di un pezzo venduto e poi scoperto falso, ha il dovere di rifondere quanto pagato e riprendere il pezzo indietro.
Essendo un intermediario o mediatore non ne ha il diritto di proprietà, quindi, salvo il caso di un evidente truffa ( in questi casi difficilmente dimostrabile) da parte del committente, non avrebbe possibilità alcuna di consegnare il documento alle autorità affinché lo stesso venga sequestrato in quanto falso.
Deve necessariamente riconsegnarlo al proprietario il quale sarebbe l’unico a poter effettuare questa operazione, ma secondo voi lo farà mai? No.

[...]


Grazie molte Armando per aver condiviso il tuo pensiero. Credevo che anche chi si pone come intermediario possa essere parimenti responsabile di una eventuale condotta criminosa (?), forse ascrivibile alla truffa (?). Evidentemente sarò in errore, giacché ipotizzavo che si potesse andare a denunciare l'accaduto, facendo contestualmente sequestrare l'oggetto. Non credevo, infatti, che il "mediatore" non rispondesse in primis delle normali responsabilità connesse alla vendita di un oggetto falsificato e non dichiarato tale.

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MessaggioInviato: 29/09/2021, 9:02 
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Ecco un altro caso su cui riflettere e, se volete, anche confrontarci.
Esiste un problema etico e giuridico nella vendita di oggetti falsi, seppur descritti come tali: oltre al pericolo che gli stessi possano tornare in commercio senza tale indicazione, temo che vendere un oggetto con un bollo falso possa costituire un reato, giacché l'impronta dell'annullo costituisca comunque la falsificazione di un oggetto (il timbro) ed una responsabilità (l'annullamento) dello Stato.

E' il caso di questa busta che vede, oltre ad un commerciante che non si pone il problema, anche una serie di offerte da utenti, che alimentano l'asta :roll: : quale allego uno stralcio della vendita su Facebook. Un certo liberismo vorrebbe che ognuno possa fare un po' quel che vuole (accollandosene la responsabilità), tuttavia questa circostanza potrebbe essere l'occasione per riflettere sulle conseguenze della libera circolazione di oggetti di tal guisa con acquirenti ben disposti, nonostante la acclarata e dichiarata falsità degli oggetti.
Se l'oggetto fosse stato posto in vendita ad una cifra irrisoria (un caffè?), l'avrei acquistato io per toglierlo di mezzo.
Premesso che gli annulli sono certamente falsi (fanno parte di una serie di pezzi realizzati non certo per "tappabuchi" :geek: ), in questa vendita io modestamente non ravvedo ingenua inesperienza nell'acquirente, ne tantomeno nel venditore, ne qualsivoglia intenzione di risolvere il problema.

E voi? Voi che ne pensate?


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A mio parere :lol: oggetti di questo tipo non sono per nulla pericolosi. Chi lo acquista sa cosa sta prendendo e il commerciante vende dichiarando che non è originale (e non come "da periziare :-D). Tutti contenti :mrgreen:


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MessaggioInviato: 29/09/2021, 17:40 
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oltre al pericolo che gli stessi possano tornare in commercio senza tale indicazione

questo potrebbe essere un problema per un futuro acquirente senza una adeguata e corretta presentazione, per il resto de gustibus...


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MessaggioInviato: 06/10/2021, 8:23 
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Ecco un esempio di truffa: annulli falsi, francobolli falsi, tariffa farlocca.
In questo caso la truffa si configura perché: la truffa consiste nel porre in essere artifici e raggiri atti a trarre in inganno il truffato.
In questo caso il venditore sa che il pezzo è falso, inizialmente lo aveva messo in vendita a 299 euro (quindi non proprio un prezzo basso) prezzo che comunque “ingolosisce” l’acquirente perché si tratta di un pezzo da oltre 50.000 euro.
Se avesse detto ‘non garantisco l’autenticità” e l’avesse messo in vendita ad 1 euro invece non si sarebbe potuto parlare di truffa.
Il pezzo è stato poi venduto a 211 euro.
Chi l’ha preso ha preso un bidonazzo di proporzioni cosmiche. E se si da uno sguardo a quello che vende ci si accorge del pattume: tutta roba strafalsissima.


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MessaggioInviato: 06/10/2021, 9:46 
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I miei "buoni" propositi.

Tempo fa avevo proposto (ed Armando conosce già parte di questo mio intento) in varie sede di costituire un fondo cassa per l'acquisto di oggetti falsi (escludendo i falsi "irrilevanti")
al fine di acquisirli, farli certificare come falsi, consegnarli alle forze dell'ordine, fare effettuare verbale di sequestro e procedere con quest'ultimo alla richiesta di rimborso tramite PayPal.
Pare sia una procedura standard (per PayPal), che in fine dei conti non ha quasi alcun costo, fermo restando che l'ente certificatore sia disposto ad operare pro bono, vista la natura della causa.
L'unica obiezione che potrebbe muoversi a questa denuncia (con sequestro) dovrebbe essere nell'eventuale, sebbene temeraria, opposizione del venditore: in quel caso certamente si avrebbero da anticipare i costi di una causa legale... con le note lungaggini del caso.
Per cautela del soggetto operante ho ritenuto che debba esser un'associazione a muoversi in tal senso e non un singolo utente, affinché questi non resti esposto.
E' rimarchevole il fatto che un'associazione possieda già la capacità di certificare in modo specializzato ed autorevole.
Ho provato a suggerirla alle due associazioni alle quali sono iscritto (AICPM ed AFIRSI): Macrelli ha gentilmente declinato perchè spiacevolmente logoro di una precedente esperienza che non avrebbe condotto a buon fine, mentre con l'AFIRSI ero in parola di relazionare il tutto ai soci in assemblea alla prossima riunione associativa, che si sarebbe dovuta tenere alla prossima Veronafil, evento purtroppo più volte cancellato.

Questi sono i miei "buoni" propositi per contrastare attivamente la diffusione di vendite di oggetti falsi che sfrenatamente inquina il mercato on line (sebbene su DelCampe c'è moooolta più attenzione, dove l'inserzione di vendita di oggetto falso di RSI viene chiusa in giornata, giacché i curatori del servizio sono nostri colleghi collezionisti).

Se avete obiezioni, correzioni, pareri... è questo lo spazio più adatto al confronto.

Ovviamente questo "trattamento" non intende voler assorgere al ruolo di "medievale purga" :) per gli umanissimi errori che qualsiasi uomo può incappare, ma piuttosto colpire una certa impune recidività di chi sa cosa vende e seguita a far orecchie da mercante, assumendosene le conseguenze. Questa settimana è il caso di un noto venditore che, avvisato di cedere materiale falso, ha ben pensato di non ritirarlo (giustificandosi che paradossalmente il ritiro contravverrebbe alle regole eBay!!! :lol: :lol: :lol: ) ma di impegnarsi ad avvertire l'acquirente SOLO ad asta conclusa. Alla mia richiesta di modificare titolo e descrizione PRIMA della naturale scadenza delle aste ha smesso di rispondermi. Ecco, questa gente qui meriterebbe il "metodo Ludovico" :D di cinefila memoria.

Che ne pensate? Si può fare? https://www.youtube.com/watch?v=fNIrEYimmXs

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MessaggioInviato: 18/10/2021, 15:10 
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Ho attesto che si concludesse l'asta per non turbarne l'esito, sebbene io abbia avvertito molti soggetti in relazione all'oggetto.
E' stata venduta questa busta, il cui certificato di garanzia mostra una svista micidiale nell'identificazione della tiratura della sovrastampa: viene certificata la rarissima "Genova" su busta, piuttosto che la comunissima "Roma". Nota bene: la differenza di valore fra le due è da stimarsi con un rapporto di prezzo di circa 1/500........................................ :o
Il venditore ha promesso di avvertire l'acquirente ;) , guardandosi però dallo scriverlo nell'inserzione prima della conclusione dell'asta :shock: :shock: :shock: (riconoscendolo dai feedback, ci ho poi pensato io ad assicurarmi che fosse messo a conoscenza), mentre la casa d'aste ha fatto sapere che avrebbe avuto interesse a ritirare il proprio certificato di garanzia.

Che accadrebbe se il nuovo acquirente opponesse il vizio detenendo la garanzia della casa d'aste?
C'è chi ha sostenuto, e si tratta di un esperto battitore, che in altri casi simili l'acquirente abbia diritto alla sostituzione della merce promessa nelle dichiarate qualità: mi sembra una circostanza decisamente irrealizzabile nel contesto di storia postale laddove, infatti, ogni oggetto si può pressoché considerare unico/irripetibile.
La casa d'aste, invece, riconosce almeno di essere disponibile a risarcire il valore di vendita dell'originaria cessione (ossia il prezzo di aggiudicazione con cui essa l'ha venduta anni fa, allegandone il contestato certificato): francamente non saprei.
Se ne nascesse un contenzioso non saprei proprio in che modo si risolverebbe. Voi che ne pensate?


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MessaggioInviato: 19/10/2021, 19:45 
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Località: Chiusaforte
Premesso che non sono assolutamente in grado di valutare le tirature dei fascetti, mi fido di quanto detto da persone competenti in materia. Da quello che ho capito qui ci troviamo di fronte a una doppia vendita. La ditta emettitrice del certificato, chiamiamola A, ha venduto tempo addietro l'oggetto al compratore B. Costui dopo qualche tempo ha rimesso in vendita l'oggetto, presumo presso un'altra casa D'Aste, che è stato acquisito dal compratore C che a questo punto viene informato che l'oggetto è di 'niun valore', come si diceva un tempo :D
Da come la vedo io, l'ultimo acquirente C deve essere rimborsato dal venditore B (o in sua vece dall'ultima casa D'Aste) in quanto l'oggetto non è conforme alla descrizione. Dopodiché il soggetto B dovrà chiedere il rimborso di quanto pagato alla prima casa A (sempre che non sia tutto finito in prescrizione :? )
Io non sono un tecnico, però mi pare che al forum abbiamo un avvocato professionista che penso possa rispondere certamente in maniera adeguata e professionale :D
Andrea

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Andy66

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