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Autore Messaggio
MessaggioInviato: 19/08/2021, 12:10 
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Iscritto il: 11/10/2014, 12:23
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Un saluto e benvenuti su questo argomento.

Due premesse corrono d'obbligo:
1. visto la delicatezza di questa tematica (sopratutto nei risvolti di natura giuridica) si invita chiunque volesse intervenire a pensare bene le proprie affermazioni;
2. l'argomento nasce come spazio di confronto in senso generico e non vuole riferirsi ad uno o più soggetti in particolare: si è qui per capire assieme e non per giudicare o diffamare alcuno.

Nello scrivere prendo spunto da un'altra ampia discussione divisa in due argomenti, aperti su altra piattaforma e poi brutalmente cancellati senza alcuna spiegazione ufficiale :o bho!? , nelle quali erano emerse considerazioni davvero interessanti.
Noi utenti sia abituati a considerare il certificato peritale un'appendice dell'oggetto più o meno utile a sancire dettagli qualificanti -sopratutto in merito all'originalità-, pur ben coscienti che il perito si pronunci non sempre in modo chiaro, globale ed esaustivo.
Diamo, insomma, spesso per scontato che il linguaggio dei certificati peritali possa purtroppo essere assimilato a quello di una parte portatrice di un interesse (come avviene in un'inserzione pubblicitaria, o in un'affermazione politica, o persino nella tifoseria, etc..) che possa limitarsi a ribadire l'ovvio e -ahimè!- tacere taluni vizi.

E' più facile magari chiarirsi con un esempio del tutto generico: un'affrancatura annullata postuma (annullo di favore retrodatato?) si può trovare certificata nella misura in cui il perito si limiti ad asserire che il francobollo e l'annullo siano originali, nulla dicendo sulle eventuali incongruenze: di fronte ad oggetti simili siamo purtroppo soliti credere che il perito abbia comunque assolto il suo incarico in maniera inoppugnabile. Di fatti, ha scritto ciò che è vero, ossia che i due elementi sono originali, evitando però di esprimersi su eventuali altri aspetti dei quali, almeno secondo il credere comune, non dovrà rispondere.

L'idea che, invece, era stata proposta su ampie pagine in altra piattaforma da un legale (ossia non proprio da un fesso :D come me) e poi brutalmente censurata, insiste sulla responsabilità peritale anche nella parte eventualmente rilevante e non dichiarata.

E' noto che nel nostro contesto collezionistico (filatelia-storia postale) non esiste un albo peritale, per cui siamo portati a credere che non esistano regole stringenti da rispettare. E' vero quello che crediamo? :shock:

Ebbene, invece, la tesi proposta dal legale invitava a far riferimento all'organizzazione del nostro ordinamento giuridico, secondo cui laddove non è specificatamente normato non si opera in perfetta anarchia :D , ma si può agire per similitudine da altri contesti assimilabili già efficacemente disciplinati. Questa cosa appare evidente nella misura in cui altrimenti chiunque potrebbe certificare qualsiasi cosa se il suo "parere scritto specializzato" non comportasse alcuna conseguenza: in altri ambiti, com'è noto, pare non esiste questa libertà... per cui se uno sbaglia ne risponde.

Volendo procedere su questa tesi, di seguito propongo il giuramento che noi tecnici effettuiamo in tribunale in ragione dell'accettazione di incarico professionale come CTU: “Giuro di bene e fedelmente adempiere alle operazioni affidatemi al solo scopo di far conoscere al giudice la verità”. Orbene (congiunzione tanto amata nel pistoiese ;) ), vi sembra che se associassimo questo solenne e formale impegno all'attività peritale che ci riguarda potremmo essere soddisfatti da un perito che eventualmente taccia parti salienti della verità? :(

Ancor più stringente sembra essere la formula della testimonianza per i testi chiamati a deporre: "consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a
dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza"
.

Andando più a fondo e proseguendo sulla similitudine con l'incarico di CTU, il perito è chiamato a certificare la realtà senza tacere aspetti che la qualificano/influenzano/determinano, per cui risponde di ogni omissione in tal senso. Un errore materiale è sempre possibile, ma anche di questo ne risponde con opportuna assicurazione professionale, tuttavia quest'ultimo resta un aspetto trascurabile in nel contesto che ci si propone di approfondire; la cosa a mio modesto avviso più interessante consta nella circostanza in cui l'errore possa essere ricondotto al dolo.

Torniamo all'esempio iniziale, scelto a caso fra le svariata tipologia di "bizzarrie" a cui possiamo aver assistito negli anni: poniamo che un'affrancatura originale sia stata annullata con un annullo originale su un intero postale non dell'epoca. Ipotizziamo, quindi, che l'annullo possa essere stato apposto in modo tardivo perchè l'intero postale sia stato messo solo un anno dopo, mentre sia la data dell'annullo che il testo scritto della corrispondenza sono di un anno prima.

Questa circostanza nell'esempio al giudizio del collezionista medio già costituisce elemento sufficiente per constatare l'improbabile originalità dell'insieme. Al perito, che deve essere persona specializzata operante in regime prudenziale, tali incongruenze non possono passare inosservate. In questo frangente proverei ad escludere l'errore materiale, per ricondurlo ad un caso di volontaria omissione. Ipotizziamo infatti che il certificato peritale si limiti ad affermare l'originalità dell'annullo e dei francobolli, nulla dicendo dell'incongruenza che, minando la credibilità dell'oggetto, lo vizia.
Può tale silenzio/reticenza essere opposto alla responsabilità del perito in sede di un eventuale giudizio?

Ovviamente in caso di compravendita è sempre il venditore ad assumere in primis la responsabilità sull'originalità (o meno) dell'oggetto, tuttavia non è questa una novità.
La tesi proposta dal legale mi appare innovativa, giacché suggerisce una diversa responsabilità peritale.
Nel caso dell'esempio l'omissione sarebbe un artificio per non esprimere la verità sull'oggetto.

Che ne pensate? :)

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MessaggioInviato: 20/08/2021, 13:42 
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Ciao Martino,

Vedo che nonostante la tua dipartita segui abbastanza anche l'altro forum :D
Sembra che tutti siano un po' restii a calcare i 'tasti dolenti' della filatelia, quindi inizio io che ho comunque seguito e partecipato alla discussione a cui fai riferimento.
Effettivamente l'intervento di un avvocato (che tra l'altro é anche filatelista e quindi conoscitore di entrambe le materie) ha messo un po' in subbuglio lo status quo che c'era sull'argomento; peraltro sono rimasto alquanto sorpreso da quanti mettessero in dubbio le sue considerazioni tecniche...senza avere alba di giurisprudenza.
Se vuoi la mia opinione sul caso contestato, ossia un annullo postumo o di favore ma originale dell'epoca (qualcuno insisteva su un annullo falso...ma senza dimostrarlo in alcun modo) ritengo che al certificato in sé ben poco o nulla si possa opporre, esattamente come sostenuto dall'avvocato. In caso di chiamata a giudizio infatti il redattore del certificato sarà chiamato a rispondere solo di quanto scritto, nero su bianco, e non di quanto eventualmente omesso. Quindi l'onere della vendita truffaldina casomai passa sul venditore, sempreché all'atto della vendita abbia dichiarato tale fb come 'usato postalmente originale in epoca di validità'.
Certamente la stesura di simili certificati, e ce ne sono tanti, diciamo pure la maggioranza, lascia molto a desiderare. Vengono precisate cose ovvie e tralasciati eventuali difetti o particolarità che possono incidere di molto sul valore dell'oggetto. Però in questi casi difficile che l'estensore possa essere chiamato a giudizio, a meno che non sia anche il venditore.
Caso ben diverso invece se il certificato é proprio errato, ossia oggetti falsi spacciati per veri. Qui, sempre secondo quanto affermato dall'avvocato, ci vedo certamente la responsabilità, che sia "a mio parere" o meno. Il grosso problema casomai é che, anche se si ha ragione, non vale la pena portare a giudizio qualcuno in questo paese a meno che ci siano in ballo cifre veramente importanti.

Andrea

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Andy66

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MessaggioInviato: 20/08/2021, 17:05 
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Ti ringrazio dell'intervento: ho avuto notizia di prima mano che anche l'avvocato avrà voglia e modo di intervenire qui.
Ben vengano, quindi, confronti ed approfondimenti.

Anch'io, come te, ritenevo che il perito dovesse rispondere solo di quanto affermava e nei limiti del suo compenso peritale, ma sta a vedere che per l'ipotesi suggerita (analogismo ad altri settori peritali ben normati) magari il certificato peritale possa avere valenza giuridica ben più seria di un mero parere dell'uomo del bar!

andy66 ha scritto:
Ciao Martino,

Vedo che nonostante la tua dipartita segui abbastanza anche l'altro forum :D
..........................

Andrea

In merito alla mia presunta "dipartita" :D nell'altro forum lo ripeto ad eventuale ulteriore chiarimento: lo leggo quasi quotidianamente, ma lì non interverrò più. Non vedo, infatti, ragione di smettere di allietarmi ed informarmi, sebbene non ho più intenzione di condividere alcunché su quella piattaforma, ne assieme a gran parte delle persone di quel consesso. E' una scelta netta e motivata fatta per difendere me stesso da quanti ho avuto -colpa mia!- l'erronea impressione che fossero amici. Ciò ribadito, spero non sia più necessario tornare sull'argomento ;) .

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MessaggioInviato: 20/08/2021, 20:29 
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Iscritto il: 19/08/2021, 16:21
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Buonasera a tutti.
Per prima cosa mi presento: nome e cognome sono quelli del nick, ho 45 anni, sono l’avvocato di cui si parlava nel post, nonché collezionista di storia postale 1863-1900 da circa 30 anni.
Ringrazio Martino per l’invito che ho avuto molto piacere di raccogliere.
Con alcuni di voi molto probabilmente avrò interagito su altri forum, quindi avranno avuto modo di leggere le mie idee in merito, idee che adesso cercherò di sviscerare qui per quanti avranno interesse a leggerle.

In primo luogo, trattandosi di qualcosa di abbastanza complesso, corre l’obbligo di fare alcune premesse e spero non vi stancherete nel leggere :D :

Premessa 1: il valore giuridico di un certificato peritale, come Martino accennava, rientra in un settore normativamente non disciplinato; c’è ossia un vuoto normativo per tutto quanto quello che riguarda la figura del perito filatelico, del suo operato, delle sue responsabilità. Ciò però non può tradursi in una zona oscura o in una giungla senza regole, poiché il nostro sistema ha previsto anche il caso in cui lui stesso non avesse previsto determinate fattispecie ed ha approntato dei rimedi con i quali i magistrati possono colmare queste lacune; uno di questi è per l’appunto l’analogia, ossia l’assimilazione di una fattispecie non normata ad una normata con la conseguente applicazione delle norme previste per questa.

Premessa 2: in molti sostengono che la figura del perito filatelico sia una figura a se, poiché, mentre per altre categorie professionali esistono albi professionali istituiti con legge, questo non sarebbe vero per il perito filatelico, con tutto ciò che ne consegue in tema di responsabilità extracontrattuale e professionale.
Sostengono inoltre che chiunque di noi, possa diventarlo in qualsiasi momento, proprio per tale circostanza.
A mio parere vero è soltanto che non esiste un albo professionale istituito con legge, ma non la diversità di posizioni con altre categorie e spiego il perché: recentemente ho letto quello che è stato l’esame che un soggetto ha dovuto affrontare (e superare) per diventare perito filatelico presso la camera di commercio di Milano.
Orbene, se il soggetto in questione ha dovuto superare un esame per poter procedere all’iscrizione nell’elenco tenuto dalla camera di commercio di Milano quale perito filatelico, ciò vuol dire che l’esame è abilitante ai fini di tale iscrizione
Ovvero, se non si supera l’esame non ci si può iscrivere e di certo non si diventa periti filatelici.
Ecco quindi intervenire già in questo caso l’analogia: se l’esame è presupposto necessario, prodromico all’iscrizione, condizione necessaria (cosa che non avviene per altri tipi di iscrizione in camera di commercio), si potrebbe ritenere che l’elenco tenuto dalla camera di commercio possa analogicamente ben essere considerato e svolgere la funzione di un vero e proprio albo dei periti filatelici della provincia.
In merito a quanto sostenuto da alcuni, ovvero che tale esame non viene sostenuto in tutte le camere di commercio (o che sia più o meno “serio), questo non dipende certo da una diversa impostazione delle varie camere di commercio (alcune decidono di farlo e altre ho) ma semplicemente da fattori contingenti: noi a Taranto non abbiamo periti filatelici, ne esperti , quindi il relativo esame davanti a quale commissione dovrebbe essere sostenuto? Quindi, per, “comodità “ non si fa l’esame, ma ciò non toglie il valore ad esso attribuito e comunque sarebbe sufficiente il solo caso di Milano per poter affermare che in realtà per diventare periti filatelici è previsto un iter ben preciso che sfocia in un esame assolutamente abilitante.

Premessa 3: il riferimento al codice del consumo in questa materia non può che essere molto ridotto se non quasi nullo (se non per un unico richiamo); il codice del consumo infatti ha come oggetto beni “prodotti” e diretti all’ “uso” o per l’appunto il “consumo”, appare evidente come tali definizioni non si addicano al francobollo o ad un pezzo di storia postale e quindi la normativa di riferimento rimane quella del codice civile ( parte a se svolge il discorso della pubblicità ingannevole)

Premessa 4: il primo “responsabile” è sicuramente il venditore, ma occorre specificare cosa si intenda per responsabilità: si intende che in caso di problemi di autenticità o altro è al venditore per primo che ci deve obbligatoriamente rivolgere, ma questo solo e soltanto perché chi acquista non ha avuto nessun rapporto giuridico con il perito; in altri termini dire che il primo responsabile è il venditore non significa attribuirgli responsabilità (a meno di dolo tra lui ed il perito) sull’eventuale falsità dell’oggetto venduto e a ben vedere la cosa risulta anche semplice da comprendere e giuridicamente corretta: io domani voglio diventare un commerciante filatelico, ma qualcuno mi obbliga anche ad avere altissime competenze tecniche in materia? No. Poi, spesso un pezzo certificato passa di mano in mano, quindi quale sarebbe il venditore responsabile in questo caso? Tutti? Ovviamente sarebbe un’assurdità sia logica che giuridica ( non per niente, ecco forse l’unico richiamo utile al codice del consumo, in questo è previsto che in caso di prodotto difforme, difettoso nella costruzione, l’acquirente si rivolga al venditore, ma questo perché non c’è rapporto tra lui e il produttore, il quale sarà da ultimo il vero e unico responsabile).

Fatte queste debite promesse passo a mostrarvi la mia tesi.

Il perito è un professionista che svolge la sua attività dietro remunerazione, quindi la sua è un attività professionale che si concreta nel attestare l’autenticità o meno di un pezzo.
Chiunque svolga un’attività professionale dietro compenso è tenuto a rispondere di quello che fa (non mi risultano esistere categorie dove io ti pago tu sbagli e amen).
Il perito nell’ esaminare un pezzo e nel redigere il successivo certificato è tenuto ad elencare e specificare tutte le qualità del pezzo ( e ciò proprio perché mi rivolgo ad un professionista con specifiche competenze tecniche, non ad un amico) e ove non lo facesse si verifica ovviamente un’omissione (come nel caso di un annullo originale, ma postumo o di favore cosa che incide in maniera elevatissima sulla sua quotazione).
Cosa fare se il pezzo acquistato risulta essere poi non conforme a quanto certificato.
Ovviamente la prima cosa da fare è rivolgersi al venditore poiché il rapporto giuridico si è creato con lui.
Ma il venditore ovviamente (e giustamente aggiungo anche) ci risponderà che per quanto lui ne potesse sapere quel pezzo era garantito dalla presenza di un certificato di un esperto.
A questo punto sarà lui a citare in garanzia il perito e qui si entra nel vivo della questione.
Come potrà un perito giustificare un’omissione, un errore di valutazione? Per molti è sufficiente il fatto che nei certificati lo stesso si limiti a scrivere “a mio parere”, NO.
“A mio parere” assume valenza giuridica diversa, a seconda del soggetto che esprime quel parere, altrimenti si rientra nel campo in cui tutti, ciascuno di noi può ben esprimere un suo “a mio parere” sul pezzo.
Il “a mio parere” del perito filatelico è un parere professionalmente qualificato, espresso su basi conoscitive, tecniche, competenze specifiche e pertanto non può significare “io la penso così poi magari mi sbaglio”: se così fosse a questo punto perché pagare un perito per farci dire qualcosa se in realtà quel qualcosa resta un semplice opinione? Ci si rivolge al perito per avere risposte in merito a cose di cui il normale fruitore non ha le competenze.
In una controversia di questo tipo, ovviamente verrebbe nominato dal giudice un CTU al quale verrebbe chiesto, oltre che esprimersi sugli aspetti prettamente tecnici (se il pezzo è originale o meno, se prenota difetti non dichiarati) anche di valutare se vi siano stati elementi di responsabilità nell’operato del perito e se quindi questo abbia svolto il mandato conferitogli con la dovuta diligenza, prudenza, richieste dalla particolarità del lavoro in questione.
Bene, a fronte di quanto espresso, come potrebbe un CTU negare tali responsabilità? A mio parere in nessun modo.
Questo, consentirebbe di ottenere, oltre al risarcimento del danno, anche la possibilità di segnalare alla camera di commercio quanto accaduto e ricordiamo che la camera di commercio ha tutti i poteri per intraprendere azioni disciplinari nei confronti degli iscritti negli elenchi (cosa verificabile visitando il sito di una qualsiasi camera di commercio) azioni che comporterebbero sanzioni diverse a seconda del grado di responsabilità riscontrata.

Qualcuno potrà obiettare, “ma allora se è così “facile” come dici tu, come mai sino ad ora non si è mai avuta notizia di simili cose, non si sono verificati dei casi e ai periti non è mai interessato tutelarsi più di tanto nel redigere i certificati?”
A me la riposta pare del tutto evidente, anzi le risposte.
In primo luogo occorre ricordare che una causa civile ha dei costi (l’Italia ha quelli più alti in assoluto a livello europeo) intesi nel senso di spese vive e parcella del professionista, per cui di fronte all’acquisto di un pezzo per cui si sono spesi qualche centinaio di euro, molti si dicono “ ma ne vale la pena?”.
Le cause civili hanno poi una durata che molto spesso scoraggia anche il loro inizio.
Infine, e parlo per esperienza professionale, anche la causa che apparentemente può sembrare la più semplice, può assumere finali inaspettati: i magistrati sono esseri umani, spesso con le loro particolari “idee e convinzioni “ e quindi l’esito di una causa non è mai scontato.
Di fronte a tali incertezze un acquirente legittimamente si pone dei dubbi sulla convenienza o meno di adire la giustizia.
E questo risponde alla seconda domanda: il perito vive in una comfort zone, ben sapendo che quasi mai sarà chiamato da qualcuno a rispondere del proprio operato.


Noi, o meglio io, ho preso in considerazione la fattispecie, non da un punto di vista di convenienza o meno dell’azione, ma semplicemente ponendomi la domanda se un perito filatelico può essere o meno chiamato a rispondere economicamente e professionalmente del suo operato e mi son detto SI, alla luce di tutto quanto ho esposto.
Ribadisco che questa è la mia tesi, certamente non frutto di un sogno fatto di notte, ma di verifiche e ricerche su dottrina e giurisprudenza assimilabile e sulla base di mie competenze e passate esperienze professionali.
Spero di non essere stato troppo prolisso e di aver fornito qualcosa in più a chi aveva interesse ad approfondire l’argomento.

Un caro saluto
Armando Viesti

P.S. “Approfitterò” presto delle vostre competenze in campo di posta militare per due pezzi che, sebbene non appartengano, al mio settore specifico, mi ritrovo grazie a mio padre.


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MessaggioInviato: 21/08/2021, 13:21 
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Egr. Armando,

Grazie per tutti questi chiarimenti, che, detti da persona professionista del settore, assumono una certa rilevanza.
Riassumendo, direi che ci sono un paio di cose rilevanti che cambiano e mettono sotto altra luce tutto quanto si sosteneva fino ad ora riguardo alla professione di perito filatelico.
La prima é che un perito é un perito, cioè una volta che viene abilitato dalla Camera di commercio, esame o non esame, se ne assume le responsabilità. La seconda é che la famosa dicitura "a mio parere" non lo esimia dalle responsabilità provenienti dalla eventuale vendita dell'oggetto che ha certificato.
Certamente, riguardo quest'ultima circostanza, possono esserci due diversi casi: una nel caso di un collezionista possessore di un oggetto filatelico che si fa certificare direttamente dal perito e che quindi in caso di problemi verrà citato direttamente, l'altra nel caso molto più comune al giorno d'oggi dell'acquisto di oggetti certificati venduti da terzi su internet. In quest'ultimo caso l'acquirente dovrà obbligatoriamente rivalersi sul venditore e poi il venditore dovrà a sua volta rivalersi sul certificatore. Sarebbe curioso il caso in cui l'acquirente riuscisse ad avere il rimborso dal venditore mentre poi costui non riuscisse a vincere la causa presso il certificatore (cosa certamente possibile nel caso dell'oggetto discusso sull'altro forum). Però, considerando il fatto che si dice che chi vende 'sa sempre cosa vende' é un rischio che si corre...anche perché sappiamo benissimo che per una vendita di poche decine o centinaia di euro NESSUNO intenterà mai un causa in Italia.
Concludendo, tutta questa problematica direi che personalmente 'non mi tange', in quanto fino ad ora non ho mai avuto bisogno di rivolgermi ad un perito...ho sempre fatto il perito di me stesso grazie anche ad una "rete" di amici e collezionisti specializzati e perché no anche ai forum! Capisco d'altronde che molti collezionisti che per varie ragioni non intendano specializzarsi o studiare passionalmente il loro hobby si avvalgono di aiuti da parte di professionisti specializzati. É tutto da vedere se questi 'professionisti' siano più o meno affidabili di certi collezionisti

Andrea

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Andy66

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MessaggioInviato: 21/08/2021, 16:13 
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Iscritto il: 19/08/2021, 16:21
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Carissimo Andrea,

Hai perfettamente colto il senso di quanto scritto.
Ho cercato di mettere in evidenza alcuni aspetti che, relativamente alla figura del perito, possono essere molto rilevanti nello svolgimento della sua attività.
Certamente come hai scritto tu, nel caso di rapporto diretto col perito in assenza di un venditore, lil collezionista potrebbe agire direttamente contro il perito, caso che a mio parere, avrebbe molti vantaggi.

Concordo con te comunque sul fatto che, soprattutto in certi settori, il collezionista debba necessariamente avere delle competenze proprie: io non smetto di acquistare monografie e pubblicazioni specializzate, perché ho sempre voglia di imparare, me smetto di cercare il confronto con altri che magari che sanno più di me.
Ho visto troppa “faciloneria” in tanti collezionisti che partono in quarta e poi finiscono per sbattere contro un muro.

Ovviamente questo non giustifica in alcun modo l’operato di certi professionisti (periti o commercianti) perché, ahimè, si ha il diritto anche di essere ignoranti.

Un caro saluto
Armando Viesti


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MessaggioInviato: 21/08/2021, 21:44 
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Iscritto il: 02/11/2012, 20:12
Messaggi: 765
Un caloroso benvenuto ad Armando e un sentito ringraziamento per la chiarissima e dettagliata analisi della posizione dei periti filatelici: su questo forum sicuramente nessuno si sognerà di cancellare il thread perché si sono espressi pareri che non coincidono con quelli di altri.
Quanto a:
rogerbarrett ha scritto:
Nello scrivere prendo spunto da un'altra ampia discussione divisa in due argomenti, aperti su altra piattaforma e poi brutalmente cancellati senza alcuna spiegazione ufficiale :o bho!?
Martino, il lupo perde il pelo ma non il vizio: su quella piattaforma non è la prima volta, certamente non sarà l'ultima.
Michele

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- la filatelia comincia dove il catalogo finisce
- ars longa, vita brevis


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MessaggioInviato: 21/08/2021, 22:42 
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Iscritto il: 19/08/2021, 16:21
Messaggi: 33
Buonasera Michele,

Grazie a tutti voi per l’accoglienza (un grazie particolare a Martino grazie al quale ho conosciuto questo forum di cui sto “spulciando” i diversi post con grande interesse).
A mó di barzelletta volevo aggiungere (cosa che forse Andrea non sa :D) che oltre a cancellare i post, sono stato anche espulso da quel forum dopo aver ricevuto numerose offese e derisioni.
E questo solo per aver espresso un mio parere professionale ed essermi difeso dalle offese ricevute.
Tuttavia esperienza che mi ha lasciato in dote alcuni preziosi nuovi amici .

Un saluto
Armando Viesti





michele.caso ha scritto:
Un caloroso benvenuto ad Armando e un sentito ringraziamento per la chiarissima e dettagliata analisi della posizione dei periti filatelici: su questo forum sicuramente nessuno si sognerà di cancellare il thread perché si sono espressi pareri che non coincidono con quelli di altri.
Quanto a:
rogerbarrett ha scritto:
Nello scrivere prendo spunto da un'altra ampia discussione divisa in due argomenti, aperti su altra piattaforma e poi brutalmente cancellati senza alcuna spiegazione ufficiale :o bho!?
Martino, il lupo perde il pelo ma non il vizio: su quella piattaforma non è la prima volta, certamente non sarà l'ultima.
Michele


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MessaggioInviato: 22/08/2021, 10:48 
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Iscritto il: 30/10/2012, 14:25
Messaggi: 5140
Benvenuto Armando in questo Forum di amici, sono certo che si troverà bene. Ho letto con interesse il suo intervento sull'aspetto giuridico del certificato peritale che concordo pienamente. Come Andrea, anch'io non ho mai cercato pareri di periti, se ho dei dubbi mi consulto con amici collezionisti o col nostro Forum frequentato da tanti esperti nei vari settori e sempre pronti ad aiutarti. Del resto, la Posta Militare richiede conoscenze storiche che i falsari per fortuna non hanno, basta guardare il thread dedicato ai falsi sul Forum o alle tante discussioni e pareri su documenti che non convincono per capire l'importanza del Forum.
Avrei una domanda sui periti: Perchè sui certificati anzichè scrivere "a mio parere" non scrivono "garantisco originale e autentico"? visto che si paga per avere un giudizio, dovrebbero assumersi anche le responsabilità del servizio, o sbaglio?
Buona domenica.
Roberto


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MessaggioInviato: 22/08/2021, 11:40 
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Iscritto il: 19/08/2021, 16:21
Messaggi: 33
Buongiorno Roberto,
Mi ci sto trovando già benissimo su questo forum.
Per rispondere alla Sua domanda, utilizzano un espressione che, secondo loro, dovrebbe metterli al riparo da eventuali responsabilità, cosa che in realtà per me non è così come ho esposto sopra sulla differenza del “a mio parere” di un esperto e un “a mio parere” del non esperto.
Un modo “furbetto “ (ritengono loro) per coprirsi le spalle.

Cari saluti
Armando Viesti




Roby2000 ha scritto:
Avrei una domanda sui periti: Perchè sui certificati anzichè scrivere "a mio parere" non scrivono "garantisco originale e autentico"? visto che si paga per avere un giudizio, dovrebbero assumersi anche le responsabilità del servizio, o sbaglio?
Buona domenica.
Roberto


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